domenica 30 agosto 2009

"Campania profondo nero"

Il titolo di un mio video è "Olocausto campano". Le notizie che arrivano da più parti circa il grado di inquinamento ambientale della mia regione mi confermano che la situazione è molto grave. L'articolo di Claudio Pappaianni, pubblicato dall'Espresso, ha un titolo altrettanto eloquente : "Campania profondo nero". I risultati finali di un'indagine realizzata dal commissariato di Governo in una vasta area di 22 chilometri quadrati (costa flegrea e agro aversano) sono chiusi in un cassetto, come tutte le indagini precedenti. E le notizie trapelano confuse, filtrate, e pilotate. Non conviene a nessuno creare il panico. Nell'articolo si legge: "Le risultanze delle complesse indagini hanno evidenziato la presenza, in concentrazioni elevate, di sostanze persistenti tossiche e cancerogene... I valori in alcuni casi superano anche di migliaia di volte la soglia consentita, in alcune aree si concentrano sforamenti sia di idrocarburi sia di cromo. Dati agghiaccianti....... la presenza massiccia e diffusa di pesticidi ormai fuori legge da anni, come il Ddt, passa quasi in secondo ordine di fronte al cocktail micidiale di sostanze chimiche ritrovato in alcuni terreni coltivati. Da febbraio tutto è rimasto fermo, almeno nella sostanza. A inizio giugno dal Commissariato parte la relazione che scotta. Si muove solo la prefettura di Caserta, che organizza un incontro con gli uomini del Nucleo tutela ambiente dei Carabinieri di Caserta, della Guardia di Finanza e della Polizia, per un'illustrazione approfondita dello studio. Poi, il silenzio."
(dipinto di Jenny Saville)

sabato 29 agosto 2009

Poche Parole

Tra qualche giorno i rifiuti che vedete nella foto (tra Aversa e Carinaro CE) non ci saranno più perchè qualcuno li brucerà per abbandonarne altri. Una storia infinita che si ripete senza tregue.

lunedì 24 agosto 2009

Bici


Pubblico segnalazione e video di un lettore del blog.

L'iniziativa è amministrata direttamente dall'ATAC di Roma, il servizio trasporti. Qui il sito http://www.roma-n-bike.it/. E' possibile acquistare una card di euro cinque ricaricabile ed ogni mezz'ora di utilizzo della bici ti scalano 50 eurocent. Con la card è possibile prelevare e posteggiare la bici in aree apposite per il parcheggio situate nel centro storico e dintorni. Come sempre l'iniziativa ha sostenitori e disfattisti. Di biciclette ne vengono rubate molte creando naturalmente disservizi. Corre voce che ne sono state rubate circa 150. Con sega e arnesi si taglia il perno metallico che tiene le bici agganciate alle colonnine dei parcheggi e si portano via il mezzo. Sospettati numero 1 per me sono i noleggiatori autorizzati e clandestini che si fanno pagare, per un giretto, 3 euro l'ora su una bici spesso in condizioni pietose. Le bici dell'ATAC al contrario sono tutte in perfette condizioni, di ultima generazione con funzionalissimi cambi ed esteticamente piacevolissime. E' una iniziativa ecologica, educativa e salutare che andrebbe sostenuta ed incoraggiata ad ogni costo, ma in Italia si sa.....anche nelle cose belle c'è chi cerca di trovarci il marcio. Che idee divergenti! niente è vero di quello che si legge in questo blog:http://www.bikesharingroma.com/. Noi abbiamo constatato l'esatto contrario di ciò che si afferma. Saluti, Carlo da Roma.

sabato 22 agosto 2009

Fratello sole sorella luna

Mia madre è cattolicissima. Entra nelle chiese col suo passo svelto senza dare la minima importanza allo stile architettonico, ai dipinti e alle statue del luogo. Delle chiese lei avverte solo il livello di sacralità e quando ne esce è contenta come se avesse comprato un bel vestito nuovo o come se avesse mangiato un cibo prelibato. Questa estate è venuta con me in Umbria, come potevo non portarla nel luogo del misticismo per eccellenza, ad Assisi? "Voglio confessarmi" mi ha detto. E come una bambina a un parco dei divertimenti camminava gioiosa per raggiungere la Basilica. Ma non avevamo pensato che c'era un orario di chiusura e all'entrata superiore della basilica un custode ci ha invitato a provare ad entrare da un altro ingresso sottostante. Accelerando il passo abbiamo raggiunto l'altra entrata, ma una guardia ci ha fermato dicendo che una ragazzina, che era con noi, aveva dei pantaloncini troppo corti. Io ho chiesto scusa e la ragazzina si è avviata all'uscita. La guardia continuava a borbottare e mia madre mi ha chiesto che stava succedendo. Io cercavo di spiegarle l'accaduto ma poi infastidita dalla guardia che continuava a dire qualcosa ho chiesto qual era il problema. E lui sgarbatamente mi ha risposto " i problemi li sta creando sua madre". Mia madre? Gli ho fatto notare che l'unico problema erano i pantaloncini corti di una ragazza che immediatamente si era diretta verso l'uscita. Non c'erano altri problemi. Dopo qualche minuto litigavamo. La guardia ci spingeva verso l'uscita e io ero fuori di me. La situazione stava degenerando. Parole pesanti e sgarbate e con arroganza la guardia ha concluso dicendo "torni al suo paese" e io, per la prima volta nella mia vita, mi sono sentita felice di farlo.

mercoledì 12 agosto 2009

Gabbie mentali

Più che di gabbie salariali si tratta di gabbie mentali. Possibile che non si riesca a capire? Tutto quello che dall'unità d'Italia ad oggi è stato fatto per il sud non è servito a niente. La Cassa per il mezzogiorno ha sperperato milioni di euro, lasciando il meridione in un totale stato di degrado e facendo arricchire una classe politica senza nemmeno un pò di orgoglio di appartenenza. I numerosi sgravi fiscali pensati e "donati" esclusivamente al sud sono stati sempre una farsa, una sorta di ammortizzatori sociali che non hanno mai portato nessun vantaggio allo scopo per cui erano nati (la crescita del livello occupazionale) Tutte le emergenze, terremoto, rifiuti, sono rimaste tali per decenni, nonastante il generoso intervento dello stato. Le gabbie salariali "esigenza di rapportare retribuzioni al costo della vita e al territorio" teoricamente esistono già. Se è vero che uno stipendio di un cittadino del Nord è uguale a quello di uno del Sud, se è vero che molti beni (pane, affitti) costano di più al Nord è anche vero che quello che resta in più sullo stipendio, un meridionale lo deve spendere per farsi curare perchè gli ospedali da Roma in giù fanno schifo, lo deve spendere per fare sport perché le strutture sportive al sud non esistono, lo deve spendere per ricomprare l'auto che gli è stata rubata, la scuola privata, il pizzo ecc. E oggi ci chiediamo ancora cosa fare per il sud? Niente. Questa è la risposta. Non bisogna più assistere il Sud. Bisogna far rispettare, seriamente, le leggi. Ancora oggi al Sud lo Stato non esiste, tutto il resto è retorica.

sabato 1 agosto 2009

La lista nera















Aversa (CE)
Guido Bertolaso ha comunicato al ministro Maroni la lista nera dei 11 comuni campani che non fanno ancora la differenziata e non rispettano il decreto legge 172. Aversa è nella lista. L'amministrazione comunale aversana ha aumentato in un anno la Tarsu del 15% e ha comprato, con i soldi stanziati dalla regione per avviare la differenziata circa duecento cassonetti nuovi, utillizzati come vedete dalle foto. Ma la vera notizia non è questa. La notizia che ha dell'incredibile è che gli amministratori aversani si sono indignati, scandalizzati, sorpresi! In quale lista vi aspettavate di essere inseriti? in quella delle città più vivibili d'Italia? Il grande Totò vi avrebbe detto: ma mi faccia il piacere!

venerdì 31 luglio 2009

Aree Standard













Per aree standard s'intende: " la quantità minima di aree pubbliche espressa in metri quadrati per abitante, che gli strumenti urbanistici devono riservare per la realizzazione delle dotazioni territoriali: aree verdi parcheggi, scuole ecc." Le foto si riferiscono a un'area standard del comune di Aversa. Da tredici anni (e sottolineo tredici) nell'area si svolgono misteriosi e interminabili lavori; è stata fatta una fontana (tra le erbacce) poi è stata smontata e rifatta (quanto sono precisi!), poi ( sempre tra le erbacce) sono stati piantati molti alberi . Tutto sempre rigorosamente recintato, abbandonato e con l'accesso vietato ai non addetti ai lavori. Uno spazio pubblico, cioè di tutti, inutilizzato da tredici anni.

giovedì 23 luglio 2009

I gabbiani

Sono stata al mare. Ischitella è la spiaggia di fronte a Ischia. Infatti dalla sdraio puoi ammirare l'isola che, nei giorni più limpidi, mostra i suoi dolci pendii con le case colorate. Uno spettacolo. Non c'erano altri bagnanti, hanno tutti paura dell'inquinamento. Io, invece, ci vado perchè, dopo tutto il fumo dei roghi dei rifiuti che ho respirato, dopo tutti i veleni che ho mangiato, io al mare non ci rinuncio. Ischitella è la spiaggia della mia infanzia, dei panini alla nutella mangiati dopo il bagno pomeridiano, del mare rassicurante a due passi da casa. Ne conosciamo ogni colore, ogni variazione di luce, ogni profumo. Mi sono accorta che quella spiaggia esiste ormai solo nei miei ricordi. Mentre raccoglievo il telo asciutto, perchè nel mare non ti puoi più bagnare, ho visto un paio di gabbiani che si avvicinavano sicuri alla riva. Ho raccolto le creme protettive (è dal sole che bisogna proteggersi?) mi sono girata e ne ho visto altri due. Strano, quando ero piccola non c'erano su questa spiaggia. Chiudo la borsa. L'acqua nella bottiglina è bollente. Mi siedo. Eccone altri cinque o sei. Restano a riva. Aspetto di vederli alzare in volo e planare sul mare. Ma loro restano fermi. In fila. Ormai sono una trentina e ne arrivano altri. Non sono più tranquilla. Mi condiziono e anche Ischia mi appare dai contorni sfumati. I gabbiani sono come in attesa di qualcosa. Come me. Li guardo e avverto un brivido. Penso alle discariche sparse tra Caserta e Napoli su cui volteggiano sempre centinaia di gabbiani. Cammino sulla pedana di legno, mi avvio all'uscita. Il mio movimento fa alzare in volo i gabbiani. Gli ombrelloni sono tutti chiusi e la borsa mi pesa terribilmente sulla spalla.
(foto, discarica di Giugliano (Na))

martedì 21 luglio 2009

Povero mare nostrum

Da casa mia per arrivare al mare bastano 15 minuti. Praticamente è come abitare sul mare. Oggi anche il mare non c'è più in Campania. Quello che resta è una grande massa di acqua in cui è stato sversato di tutto. Ma anche a questa nuova realtà ci siamo rassegnati e in spiaggia ci limitiamo a prendere solo il sole, che qui splende più che altrove. Ma il marcio avanza. E quest'anno circola la voce che anche la sabbia è inquinata. Come al solito lo Stato fa la sua parte e nonostante questa tragica situazione non si sbilancia: nessuna comunicazione ufficiale, pochi e vaghi divieti di balneazione. La leggenda metropolitana e la verità si mescolano e confondono le idee. Si parla di vermi nell'acqua e tra i granelli si sabbia, di strane bolle che ti ricoprano il corpo appena tocchi il litorale. Un lungo litorale che parte da Napoli e arriva alle porte di Roma. E lo Stato tace. E l'informazione tace. E i cittadini si adeguano. Sabato e domenica gli stabilimenti balneari erano vuoti. La gente cerca nuovi lidi e nessuno sogna una ribellione, una protesta, un grido di dolore. Si ripiega sul fresco terribilmente artificiale degli ipermercati che qui nascono come funghi. E si cerca di dimenticare che a pochi passi c'è l'odore ancora intenso della pineta, le spiagge interminabili e un mare in agonia. Profetico il libro di A.M.Ortese dall'inquietante titolo " Il mare non bagna Napoli"




mercoledì 15 luglio 2009

23 novembre 1980

Tutto è cominciato col terremoto. Il 23 novembre 1980 la Campania iniziò il suo inesorabile declino. Le crepe aperte allora non si sono più richiuse. Sotto le macerie i 2914 morti, sopra le macerie un mare di soldi che arricchì una classe politica che, da quel momento, non ha avuto più pietà di niente. Da quel terremoto si è capito che qui si poteva fare tutto; se sparivano tanti soldi, si poteva anche riempire la regione di rifiuti e poi costruirci un paio d'inceneritori e poi lasciarla nelle mani della criminalità. Da L'espresso : "Ventinove anni dopo quel sisma terribile, politici e imprenditori sono stati tutti assolti. E questo non perchè la corte li ha riconosciuti innocenti, accogliendo la loro difesa. No, l'assoluzione è scattata per prescrizione: è passato troppo tempo per giudicarli." Ecco un commento all'articolo di un utente che si firma tristemente " Cristo si è fermato ad Eboli" : "la legge 219 stabiliva che almeno il 50 per cento dei finanziamenti venisse destinato a opere pubbliche, cioè gestito direttamente dai politici. Parecchi dei protagonisti di quella ignominiosa rapina, consumata sulla morte di migliaia di cittadini e sull' interessata complicità omertosa sia degli apparati amministrativi e istituzionali che di gran parte delle cittadinanze campane e basilicatesi, continuano le loro miserabili carriere politiche, a destra come a sinistra."

mercoledì 8 luglio 2009

Il coro

E' su tutti i giornali la notizia (strepitosa!?) del coro del parlamentare leghista Matteo Salvini. Indignazione, richiesta di dimissioni e di scuse, accusa di razzismo. Povero onorevole quante inutili critiche gli è costato un fanciullesco e goliardico coro!! Tanti napoletani, feriti nell'orgoglio, protestano. E io mi chiedo: il vostro orgoglio non si sente ferito quando pagate una tassa altissima sui rifiuti pur vivendo tra i rifiuti e la sporcizia? Non vi sentite feriti al pensiero che quello che mangiamo può essere avvelenato? Non gridate allo scandalo quando sapete che la nostra qualità di vita è tra le più basse d'Italia? E quando contiamo i morti uccisi ogni giorno come in una guerra, quando fate i conti con l'illegalità, non vi sentite offesi? Non vi ferisce l'idea di un futuro incerto e la consapevolezza che tutti sogniamo di emigrare in una bella e civile e pulita città del Nord piena di cori?

lunedì 6 luglio 2009

La Tassa

In piena emergenza rifiuti in Campania, circa due anni fa, molti campani si rifiutarono di pagare la tassa sui rifiuti urbani, la Tarsu. Quella che sembrava una causa vinta (non ho ricevuto il servizio, non pago) oggi è una bella cartella esattoriale che, puntuale, è arrivata a tutti quelli che ieri non pagarono il (dis)servizio. Ma questo non è niente. La cosa più grave e inspiegabile è che da allora l'odiata gabella è aumentata di quasi 100 euro (sopra la mia bolletta) Insomma oggi paghiamo più di ieri in una città che NON FA LA DIFFERENZIATA e che pulisce solo la strada principale per far contenti i commercianti. Come al solito l'aspetto più preoccupante di questa realtà è che pochi si lamentano, molti pagano, pochissimi tentano una protesta inutile. Quanto sia ingiusta questa tassa, la cui entità è decisa solo dal Comune, lo testimoniano le centinaia di foto che io ha scattato ad Aversa(CE) negli ultimi due anni.

martedì 30 giugno 2009

Pagina 28

Da "La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano pag. 28 :" Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Di passare il tempo nei locali gestiti e autorizzati da loro? Di sedervi al bar vicino ai loro figli, ai figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi?" E' bastata questa frase per scatenare l'ira degli avvocati casertani. Da un giornale locale (vedi articoli in basso): "Il clamoroso attacco dello scrittore all'intera nostra classe forense è l'ennesimo capitolo di una storia di cantonate prese da un giovane promettente..." Un giovane promettente? e ancora : Savonarola dei tempi nostri. Dopo aver scritto quello che ha scritto, infatti, senza uno straccio di argomentazione, senza un elemento che possa dimostrare la sua affermazione...". Ditemi dove sono le telecamere di "Scherzi a parte".
(Raffaello Sanzio, Scuola di Atene,1508)
Articoli:

domenica 28 giugno 2009

La bellezza e l'inferno

La mia amica si aspettava di trovare una rissa in libreria per comprare il nuovo libro di Roberto Saviano. Invece, nel cuore di Gomorra, tutti ci passavano accanto con indifferenza. Pochi lettori lo guardavano, lo sfogliavano. Io l'ho comprato convinta che nelle parole di Saviano ci siano molte risposte alle millenarie domande che il Sud si pone. In realtà conoscevo ogni pagina perché il libro raccoglie gli articoli scritti, su varie testate, da Roberto dal 2004 al 2009. Rileggerli tutti insieme ti fa rendere conto che tra tutte le sue parole esiste un unico filo conduttore, sempre. Così accade con i pensieri intelligenti. Il titolo, come lo stesso autore spiega, vuol dire che "se da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e chi vive, dall'altro esiste il suo contrario, la loro negazione: l'inferno che sembra continuamente prevalere". Questa dicotomia è evidente soprattutto nel capitolo "Uomini"; da Messi a Petrucciani, da Siani a Felicia, Saviano racconta come l'inferno e la bellezza spesso coesistono, spingendosi tra di loro in una infinita guerra quotidiana. La bellezza affiora sempre anche in un inferno che è un corpo mostruoso (Petrucciani) o nel dolore di una madre (Felicia). Non mancano gli articoli dedicati al Sud: la bellissima "Lettera alla mia terra" che, pubblicata su "La Repubblica", fu un pugno nello stomaco per molti campani: "Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore?". Tra tutte le storie di uomini raccontate in questo libro quella più commovente è proprio quella di Roberto Saviano che in questi anni d'inferno ha scritto "...in una decina di case diverse, nessuna abitata per più di qualche mese. Tutte piccole o piccolissime, tutte, ma proprio tutte, dannatamente buie. Le avrei volute più spaziose, più luminose, volevo almeno un balcone...". L'inferno di cui parla Saviano, noi di Gomorra lo conosciamo bene è della bellezza che abbiamo un vago ricordo.
Il silenzio è l'inferno, la parola è la bellezza. Grazie Roberto per avercelo insegnato.
Leggete anche Giuseppe Montesano

mercoledì 24 giugno 2009

"L'amore per la terra dà soli buoni frutti".

E' veramente incredibile la fertilità della terra campana. Poche piantine ed è una settimana che raccolgo, a giorni alterni, peperoni, melanzane, zucchine e pomodori. Dovevamo difenderla con ogni mezzo, questa terra........

lunedì 22 giugno 2009

mercoledì 17 giugno 2009

Lezioni di sopravvivenza

Napoli, un giorno qualsiasi. Si spara all'impazzata, la gente fugge. Un uomo rimane a terra ferito, la moglie lo guarda incredula. Si abbassa sul corpo del marito, si alza, si prende la faccia nelle mani, fa qualche passo, ritorna a chinarsi sul corpo del suo uomo. Probabilmente ne incrocia lo sguardo. La gente si affretta ad obliterare il biglietto della metro. Nelle grandi città hanno tutti fretta. Il ferito a morte continua a muoversi sempre più lentamente a terra. Ora la sua posizione è quasi fetale (tutto ritorna) Napoli non ha più cuore. Napoli vive di paura. Questa strana città dai mille volti ha un segreto: svela e anticipa quello che saremo. Per prima ha avuto il problema rifiuti, per prima è stata mangiata dall'avidità degli uomini. Per prima ha dimostrato a tutti come si fa a sopravvivere, come ci si gira dall'altra parte per non guardare negli occhi la morte. (Picasso, Guernica)

martedì 16 giugno 2009

L'agnese va a morire

Non avevo mai letto niente sulla Resistenza. L'Agnese va a morire di Renata Viganò ha colmato questa lacuna. Agnese è un donna senza apparenti qualità, non è bella, non è un eroina. Per caso, dopo la morte del marito, si trova a far parte della Resistenza, che ebbe un ruolo determinante nella lotta ai tedeschi e ai fascisti. La battaglia di Agnese è silenziosa ed è inserita in uno scenario del nord Italia che è come lei, gelido e nebbioso, dai contorni indefiniti, sorprendente quando la nebbia dirada, paludoso e minato. Una terra difficile che rende la lotta ancora più aspra. Tutti i personaggi "minori" ruotano attorno alla figura di Agnese e sembrano quasi avere un ruolo freudiano nella vicenda, in cui spesso la protagonista sogna, mitigando i limiti di quella terribile realtà di guerra. I tedeschi sono spietati e la gente comune vive con l'illusione che l'arrivo degli alleati metterà fine ai loro dolori. La guerra è terribile da qualunque parte si guardi ma per scongiurarne una nuova, bisognerebbe insegnare alle nuove generazioni tutti i patimenti e la distruzione che essa porta. Dovremmo essere più severi, oggi, nei confronti di tutti; nei confronti di chi ci governa e di chi ci vorrebbe governare, dovremmo essere esigenti, non solo per tutelare i nostri interessi, ma anche per rispetto di chi, in tutte le guerre, ha pagato con la vita la difesa della libertà. Un libro commuovente e poetico, lucido e spietato che ti rende triste fino all'ultima pagina nonostante la preannunciata morte, nel titolo, della protagonista.
Ps: un saluto alle mie cognate Maria e Ida, anche loro, come tutte le donne, eroine della quotidianità.

venerdì 12 giugno 2009

5 euro


Ho speso 5 euro per comprare una trentina di piantine : insalata, peperoni, melanzane, pomodori e zucchine. Dopo qualche settimana, ho preparato delle insalate buonissime, ho fritto peperoni squisiti e tenere zucchine. Le melanzane e i pomodori sono ancora piccoli.
Campania felix........

giovedì 11 giugno 2009

La politica

Beppe Grillo è stato, finalmente, ricevuto dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato per discutere della proposta di legge di iniziativa popolare "Parlamento Pulito" che giace al Senato da 18 mesi. Una legge voluta dalle firme di 350.000 persone che chiedono un Parlamento senza condannati, il limite di due legislature per ogni parlamentare e l'elezione nominale del candidato. Mi fa rabbia constatare l'atteggiamento difensivo (per non dire strafottente) dei politici quando il loro operato è criticato. E fa bene il signor Grillo a ricordare che i politici essendo pagati (e non poco) da noi, dimenticano di essere nostri dipendenti. In un azienda, che vuole stare al passo con i tempi, se non operi bene, se non fai quadrare il bilancio, se fai scelte sbagliate, vai a casa. In politica, invece ti puoi permettere tutto; costruire inceneritori invece che parchi, intascare tangenti per lavori fatti da schifo, far curare la gente in ospedali orribili, permettere che il cuore di una nazione, il Sud, sia divorato dalla criminalità. L'unico errore di Grillo è stato definirli antistorici. Chi, oggi, fa politica non lo è, perchè è perfettamente calato in questo momento storico dove il profitto è il fine primario, dove avere case belle e scorte e auto blu in un ambiente in agonia è ritenuto un privilegio eterno e non una brevissima illusione.

lunedì 8 giugno 2009

Natura

L'umanità non ha mai scoperto niente di nuovo. Le leggi della vita sono già tutte scritte negli alberi, nella terra, nei fili di erba, nelle stagioni, nei germogli. Bastava essere un po più attenti, meno arroganti e presuntuosi e il segreto era tutto lì. Nella natura. E' guardandola che s'impara il senso della vita e della morte, della caducità e della bellezza di questo mondo, del miracolo della nascita da un piccolo seme e dell'importanza che ciascun filo di erba ha in questo soprannaturale equilibrio. A questo, ho pensato nel leggere un blog su "L'Espresso" che, tra l'altro, mi ha fatto riflettere sulle nostre paure nei confronti di chi è diverso da noi per colore di pelle, per scelte sessuali, per cultura: "Le piante crescono più belle e sane se coltivate in consociazione. In questa sezione si nota l'armonica convivenza di sedano, cavoli, porri, fragole, ancora porri e rape rosse. La monocoltura incentiva la comparsa di insetti dannosi, mentre lo sviluppo e la vita in comune di vegetali appartenenti a specie diverse stimolano reciprocamente la propria crescita e si proteggono a vicenda contro le malattie e gli insetti nocivi." E' già tutto scritto. Bisogna solo imparare a leggere.

giovedì 4 giugno 2009

Repetita Iuvant

Ogni tanto lo ripeto. Questo mio blog è nato senza l'illusione di voler cambiare niente, con la consapevolezza di un degrado irreversibile che vive il Sud, che ogni giorno perde per strada, tra i rifiuti e il sangue e l'indifferenza un po' della sua dignità e della sua storia, trascinando con pezzi della nostra vita. Non un spirito di denuncia, un mero sfogo, alla base di questi sofferti post. Solo la volontà di far capire, a chi non vive qui, l'impotenza dolorosa di tante persone. E' solo l'amore verso questa terra che ci trattiene qui. Questa terra è come il figlio più "debole" che è più amato degli altri. Oggi ero in una via centrale di Aversa. A venti metri da me due vigili. Mi sono bloccata perché si è fermata un auto cabriolet. Non capivo cosa stava succedendo, ma cautamente mi sono fermata. Sul sedile posteriore erano seduti un ragazzo e una ragazza, davanti il guidatore (già questo era strano). Io e i vigili guardavamo la scena. Il guidatore è sceso di scatto e balzato sul sedile posteriore e il suo amico urlando (erano chiaramente ubriachi) ha preso il suo posto alla guida (evidentemente il primo era senza patente). Poi sono ripartiti passando davanti ai vigili che con un gesto che non dimenticherò facilmente, hanno girato la faccia dall'altra parte. Quel gesto mi è arrivato come in una moviola e mi ha rovinato il pomeriggio.

I Masochisti

Chi vive in Campania, soprattutto nell'agro aversano, è masochista (anche se non lo sa). Non possono esserci altre ragioni che inducono tutti a chinare il capo, a sopportare e a vivere passivamente questa realtà. Ieri, in pieno centro ad Aversa, proprio sotto il Comune, davanti a molte auto dei vigili urbani, c'è stata una rapina in una banca. Rientra nella normalità. Se cammini per strada, in qualsiasi orario, ti ritrovi con marciapiedi (i cassonetti non esistono più) colmi di rifiuti di ogni genere, tanto che ogni mattina "gli operatori ecologici" rimuovono l'immondizia con camion e ruspe. Ma rientra nella normalità. Se vuoi capire perché, qui, è cosi difficile fare la differenziata ti perdi nei meandri della burocrazia, dei rinvii, dell' incapacità e ti arrendi. Rientra nella normalità. Strade rotte, cani randagi, verde inesistente, furti, scippi, traffico ovunque, serate violente, tutto rientra nella normalità. Tutto, tranne noi che ancora parliamo di cambiamento, di rinascita, di riscatto, di speranza, senza lottare, senza alzare la testa. Siamo tutti inchiodati a questa realtà, anestetizzati dall'abitudine, dalla mancanza di coraggio, da interessi personali e da continue abdicazioni di responsabilità individuali.