
Generosi spunti di riflessione offre l'attualità in questi giorni. Temi più o meno seri; dalla penosa vicenda di Bertolaso al casareccio festival di Sanremo. Un unico filo conduttore: un generale decadimento morale, l'idolatria del denaro, l'assenza totale di senso critico. E non brilliamo nemmeno in originalità, si commettono sempre gli stessi errori, cambia solo il contesto storico. Allora è meglio leggere. Heinrich Boll è uno scrittore tedesco, premio Nobel per la letteratura nel 1972, dissidente e spietato censore della Germania nazista. Hans Schnier è il protagonista del romanzo "Le opinioni di un clown", la sua vicenda si svolge in un arco temporale brevissimo, tre ore durante le quali Hans ripercorre le vicende salienti della sua vita; dalla morte dell'amata sorella, alla perdita della sua compagna Maria che lo ha lasciato. Hans è figlio di quella ricca e insensibile borghesia tedesca che negli anni terribili della guerra non è stata sufficientemente ostile alle pazzie del nazismo e che, dopo gli orrori della guerra, finge un pensiero positivo di rinascita che necessita però di un’annichilimento della memoria. Hans però non ha dimenticato. In un mondo che vive solo di maschere e pregiudizi, decide di fare il clown. Paradossalmente proprio lui, ferocemente contrario alle ipocrisie dei cattolici e alla falsità della borghesia, decide d' indossare una maschera per sopravvivere. E mentre tutti continuano la loro vita calati in ruoli da ipocriti Hans finisce col chiedere l'elemosina alla stazione. Il suo viso da clown è l'unico che ha deciso di non scendere a compromessi e di vivere senza maschera.